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giovedì 2 luglio 2015

ISA MILK X WONDELOVER | MILK

26 Giugno 2015 sarà ricordata come la giornata del #LoveWins. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il matrimonio è un diritto garantito dalla Costituzione anche alle coppie omosessuali. Questo significa che due persone dello stesso sesso potranno sposarsi e vedersi riconosciuto il matrimonio in tutti i 50 Stati del Paese.

“Oggi è un grande passo nella nostra marcia verso l’uguaglianza. L’amore è amore. E’ stata una conquista straordinaria, persone comuni possono fare azioni straordinarie. L’America dovrebbe essere fiera di loro. Oggi abbiamo reso la nostra Unione un po’ più perfetta“, questo il commento del presidente Obama.



E così gioia, entusiasmo e condivisioni rainbow su tutti i social di amici, aziende e personaggi pubblici. Risucchiata da un vortice di felicità incondizionata e senso di pace, il mio primo pensiero è andato agli amici- amiche che vedo lottare da anni contro ogni sorta di pregiudizio e difficoltà e che lo fanno solo per difendere la propria libertà (ma quanto è eufonica la parola libertà? ).
Il secondo, invece, è stato per Harvey Bernand Milk e no, non avrebbe potuto essere diversamente.
Harvey Bernard Milk (22 maggio 1930 –27 novembre 1978) è stato un politico statunitense e militante del movimento di liberazione omosessuale. Primo componente delle istituzioni statunitensi apertamente gay, fu assassinato insieme al sindaco di San Francisco, George Moscone nel 1978 da Dan White, ex consigliere omofobo ed instabile. Nel 2009 il Presidente Barack Obama ha conferito alla memoria di Milk la massima decorazione degli Stati Uniti, la Presidential Medal of Freedom, per il suo contributo al movimento per i diritti dei gay.
Capirete, quindi, l’evidente motivo che mi ha portato a scegliere Milk come film di Giugno.
Diretto da Gus Van Sant (Belli e Dannati, Genio Ribelle, Scoprendo Forrester, Elephant) nel 2008, Milk è un film biografico sulla vita di Harvey, interpretato da Sean Penn, James Franco, Emile Hirsch, Josh Brolin.

La pellicola ha ottenuto ben otto candidature ai Premi Oscar 2009, vincendone due per il miglior attore protagonista a Penn e la migliore sceneggiatura originale a Dustin Lance Black (Virginia, J. Edgar) e non c’è da stupirsi. Sean Penn ci regala una delle sue interpretazioni più intense e lo fa attraverso una narrazione limpida e mai scontata, che deve molto al lavoro certosino di Black - sceneggiatore e attivista LGBT – durato più di tre anni.
I biopic sono sempre temuti per paura che si perda il controllo, realizzando una vera e propria santificazione. Per fortuna Van Sant è riuscito nell’impresa, adottando la via autentica del racconto “storico”. Ed è così che ci svela la doppia natura di Milk: uomo complesso e sofferente e politico carismatico e integerrimo.



Se lotta, volontà, parole, ironia, energia, libertà e amore - sì, avete capito bene anche Amore – sono le forze motrici del mondo di Milk, è il solo intelletto posto a fondamento di tutto.
Cosa resta una volta terminata la visione dei 128 minuti? Una grande consapevolezza: la più bella rivoluzione è quella culturale che è fatta con le parole, ché le parole sono importanti.
E Harvey Bernard Milk è stato, è e sarà sempre uno dei più grandi rivoluzionari del XX secolo.

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lunedì 18 maggio 2015

ISA MILK X WONDERLOVER | LA RIVINCITA DELLE BIONDE

E’ Maggio e abbiamo bisogno di un film biondo per tre motivi.
- Il sole è giallo, il mare è blu;
- Nessuna di noi è pronta per la prova costume che avverrà tra 3-2-1;
- Tra pochi, pochissimi giorni - il 19 Maggio per l’esattezza - è il compleanno della mia amica Wonderlover, uno dei tanti regali che la rete mi ha fatto.
Sì, perché la rete è anche questo. E’ scoperta, condivisione, conoscenza. Ora non è la circostanza migliore per l’ Apologia dell’Internet, ma vi basta sapere che io a questa bionda dentro ci tengo davvero e sono felice di averla incontrata (per non parlare dell’eccitazione appena mi hanno invitata al matrimonio).



Ora per tutti questi validi motivi, ho scelto un film con Reese Whiterspoon, attrice preferita di Federica. Un film che ti mette in pace col mondo e pochi riescono in questo intento. Penso a Il diavolo veste Prada, Ragazze a Beverly Hills, Pretty Woman, Spice Gilrs Il Film, Mrs. Doubtfire, Il matrimonio del mio miglior amico e Legally Blonde o meglio conosciuto come La rivincita delle bionde.
Ispirato all’omonimo romanzo di Amanda Brown e diretto da Robert Luketic, La rivincita delle bionde è una pellicola del 2001 con Reese Witherspoon, Luke Wilson, Matthew Davis, Raquel Welch e Linda Cardellini.

Elle Woods (Reese Whiterspoon) è una giovane e biondissima ragazza, che vive seguendo le regole di Cosmopolitan e passa le sue giornate tra amiche, shopping e il suo chihuahua Tyson. Una sera il fidanzato Warner, dopo l’ammissione ad Harvard, la lascia perché la considera troppo frivola per poter sognare un futuro insieme. Ma Elle non si arrende e con tutta la sua tenacia, decide di seguire Warner ad Harvard, iscrivendosi a legge dopo aver superato brillantemente i test.



Ed è proprio nella prestigiosa università che Elle abbatterà ogni schema e pregiudizio verso i suoi abitini rosa e modi da pin-up, dimostrando a tutti la marcia in più delle vere bionde. Quelle bionde dentro.
Non sarà l’interpretazione da Oscar della Whiterspoon (penso a I walk the line o Wild), ma nessuno ha questa pretesa. La rivincita delle bionde è un cult, ma soprattutto è la migliore terapia per ogni momento di abbattimento rosa. Secondo solo alla pizza, credo.




PS. 19 Maggio = #WonderloverBirthday , ci vediamo sui social per gli auguri, Bellezza vera

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giovedì 2 aprile 2015

ISA MILK X WONDERLOVER | LOST IN TRANSLATION

C’è questo gioco che mi diverte molto. Mi domando sempre che film potrebbe essere la persona che ho di fronte. Lo faccio con tutti: amici, parenti, ex, flirt, intervistati.
L’ho fatto anche per me e dopo un po’ di incertezze la risposta è arrivata. Sì, perché alla domanda “Milk se fossi un film, quale saresti?”, vorrei rispondere con qualche capolavoro di De Sica o C’era una volta in America . E mentirei pesantemente.



Io sono LOST IN TRANSLATION (2003) e chi mi conosce bene sa perché, quindi non starò qui a dilungarmi. Se un giorno Sofia Coppola dovesse scrivere un soggetto per Wes Anderson, cambierei immediatamente titolo ma prima di allora vi risponderò sempre questo.
E un po’ è dipeso anche dall’amore che provo per Sofia Coppola. Io amo Sofia, l’ho amata anche nel ruolo di Mary Corleone ne Il Padrino III, con cui vinse il Razzie Awards. Quando parlo delle sue pellicole non riesco proprio ad essere oggettiva. Su Lost In Translation, però, credo di mettere tutti d’accordo quando lo definisco “capolavoro” (non a caso le ha permesso di vincere il premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale nel 2004).



Ambientato a Tokyo, la pellicola racconta l’incontro tra l’attore in declino Bob Harris (Bill Murray, avete letto bene proprio Bill l’uomo dei miei sogni) e la neolaureata in Filosofia Charlotte (Scarlett Johansson).
Bob e Charlotte si perdono a tradurre ansie, insonnie e frustrazioni accumulate negli anni, perché incapaci di ribellarsi a ciò che gli altri hanno scelto per loro. Vite simili che inevitabilmente finiscono per incrociarsi. Il destino li fa incontrare, o meglio sfiorare, dando vita ad un rapporto sincero ed intraducibile. Un contatto di anime che li porta a scoprire se stessi e che potrebbe finalmente condurli verso la guarigione, una volta abbandonata la città nipponica.
Preparatevi ad un film ricco di silenzi e perdetevi in una delle più belle soundtrack del cinema.



Buona visione!

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martedì 24 febbraio 2015

ISA MILK X WONDERLOVER | OSCAR 2015, THE DAY AFTER

The day after. 



La notte più bella dell’anno si è conclusa. Per noi cinefili è una sorta di Capodanno, un giorno di festa che richiede una lunga preparazione. Sì, perché non penserete mica si possa seguire una premiazione senza aver visto tutti/quasi tutti i film in concorso?
Così passata la festa si ricomincia con un nuovo lungo anno fatto di cinema, di sogni, di aspettative ma soprattutto di dedizione verso un mondo che poi, diciamolo, non è così distante da quello reale.
Ma concentriamoci sull’87edisima edizione, appena conclusa. Cosa ricorderemo di questi Oscar 2015?




- Alejandro González Iñárritu . Il caro Alejandro Ale Ale Alejandro è stato il vero vincitore della serata e con il suo Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) si è aggiudicato il premio come Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Fotografia (Emmanuel Lubezki).
Perché Birdman ci piace così tanto? Perché considerarlo il film dell’anno? Sicuramente molto si deve all’interpretazione da Oscar di Michael Keaton – che PURTROPPO si è visto RUBARE la statuetta da Eddie Redmayne – che mette in scena tutto quello che di più inquieto e tenebroso c’è nel nostro animo attraverso il cinema stesso. Metacinema, Amici, come il più bell’esercizio di stile, per fare il verso a Raymond Queneau.
Una super menzione speciale va al cast impeccabile: Zach Galifianakis, Edward Norton, Emma Stone, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Naomi Watts, Merritt Wever, Lindsay Duncan.


-Whiplash, dovete ricordare questo nome. Tatuatelo, scrivete mille post-it da appendere sopra il letto, ma soprattutto andate a vederlo. Il film rivelazione dell’anno è il secondo lavoro del regista ventinovenne (non ha ancora trent’anni!) Damien Chezelle, che si è aggiudicato ben tre premi: Miglior Montaggio (Tom Cross), Miglior Montaggio Sonoro (Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curley) e Miglior Attore non protagonista con l’incredibile interpretazione di J.K. Simmons.
Whiplash non ha vinti ed eroi. La sua unica, sola ed esclusiva pretesa è quella di mostrarci come si raggiunge un obiettivo. Pretesa, ma soprattutto merito.




- Se non conoscete Wes Anderson non possiamo essere amici. Il terzo posto spetta di diritto a Wes che con Grand Budapest Hotel si aggiudica i premi per la Miglior Colonna Sonora (Alexandre Desplat), Miglior Scenografia (Adam Stockhausen e Anna Pinnock), Miglior Make up (Frances Hannon e Mark Coulier) e Miglior Costumi (la nostra Milena Canonero al suo quarto Oscar). Ho aspettato questo film con lo stesso entusiasmo provato a dieci anni per Spice Girls – Il Film (1997). Il regista americano torna dopo il super acclamato Moonrise Kingdom, con una pellicola dedicata allo scrittore austriaco Stefan Zweig (uno dei più noti di inizio Novecento, che si vide bruciare tutti gli scritti dai nazisti nel 1933) e ambientato nell’Europa di inizio Novecento in un lussuoso hotel nell’immaginaria Repubblica di Zubrowka.
Grand Budapest Hotel è il frutto maturo della mente di un grande Esteta che vuole spiegarci l’essenza dell’eredità: trasmissione di una Memoria ma anche condivisione del Sapere, in una vita che è semplicemente l’unione di storie nella Storia.




- E alla fine arriva Julianne. Finalmente l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista è arrivato nelle mani di Julianne Moore, una delle poche attrici a poter essere considerata diva. Dopo anni di intensa carriera, ecco il più grande riconoscimento dell’Academy per la Moore, grazie alla
sua interpretazione di Alice in Still Alice, ultimo film di Westmoreland e Glatzer, uscito in Italia lo scorso 22 Gennaio e distribuito dalla Good Films. La Rossa più amata di Hollywood ci ha regalato l’interpretazione unica di una donna tenace che non vuole arrendersi all’Alzhemeir, tentando di aggrapparsi a tutto quello che aveva costruito negli anni sulla forza del proprio intelletto. Lontano da ogni spettacolarizzazione della malattia, la pellicola riesce a mostrarci l’importanza del linguaggio e quanto lo stesso possa influenzare profondamente il nostro pensiero e, di conseguenza, la nostra vita.


- Pawel Pawlikowski, ecco l’ultimo nome che sfila sul mio carro dei vincitori. Dal 1964 ad oggi, sono stati molti i registi polacchi ad essere candidati (penso a Polański, Kawalerowicz, Hoffman, Wajda) ma solo Pawlikowski è riuscito nell’impresa: Pawel è il primo cineasta polacco a vincere la statuetta per il Miglior Film Straniero.
Ida è la storia di Anna, una giovane orfana e novizia - il primo ruolo cinematografico di Agata Trzebuchowska - cresciuta dentro un convento. Prima dei voti, la madre superiore convince Anna ad incontrare la sua unica parente rimasta in vita: la zia Wanda Gruz (Agata Kulesza). Sarà proprio la zia a rivelarle le origini ebree e il suo vero nome: Ida Lebenstein.
Ida è la storia di una giovane donna dagli occhi neri come il peso della Memoria. Un film dalla storia toccante che vuole omaggiare il grande cinema d’autore, motivo per cui avrebbe potuto chiamarsi tranquillamente Two Women (chiara citazione desichiana). Consigliato col cuore.


Quindi, ricapitolando: Whiplash, Birdman, Grand Budapest Hotel, Still Alice e Ida. Recuperate questi, per ora, e non perdete le novità al Cinema perché il Cinema è quel posto dove finiscono tutti i nostri sogni.


Con Amore, ISA MILK. 

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giovedì 22 gennaio 2015

ISA MILK X WONDERLOVER | MONA LISA SMILE

Stati Uniti, 1953. La giovane professoressa californiana Katherine Watson (Julia Roberts) si trasferisce in Massachussetts per un nuovo impiego come docente di Storia dell’Arte nel prestigioso college di Wellesley.
Il carattere anticonformista e fuori dall’ordinario di miss Watson, però, non convince l’animo delle sue allieve (Kirsten Dunst, Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal, Ginnifer Goodwin), che sognano un futuro di mogli benestanti e fedeli a tempo pieno.



A dirla così può sembrare “Un attimo fuggente con la gonna”, l’ennesima pellicola su professori burberi e studenti controversi, su insicurezze e paure, su Bellezza e solitudine.
In potenza è tutto questo, lo ammetto. All’atto c’è qualcosa di più. C’è un regista, Mike Newell (Quattro matrimoni e un funerale, Donnie Brasco, Harry Potter e il calice di fuoco, L’amore ai tempi del colera) che ha capito perfettamente cosa cerchiamo e lo confeziona al meglio, senza sbavature e melensaggini.



Tra lezioni di Arte e Filosofia, la professoressa Watson ci regala numerose e ben note happy pills di vita con il suo sorriso smagliante. Pillole che hanno poco di “lezione”, ma riescono a motivarci. Sì, perché è la motivazione - o la ricerca della stessa – il cuore di Mona Lisa Smile. La stessa che negli anni abbiamo ricercato fra i banchi di scuola, tra lo sguardo invincibile del professore di Biologia e il sorriso materno dell’insegnante di Lettere.
E Mona Lisa Smile è proprio quell’insegnante di Lettere – la mia si chiama Daniela - che abbiamo amato incondizionatamente. Quella docente che ci ha fatto commuovere parlando del dolore di Didone e mostrandoci l’essenza della diversità nelle pagine di Tahar Ben Jelloun.
La stessa che ci ha reso quello che siamo oggi: piccole giovani Donne dal sorriso indecifrabile.
La stessa che ci ha trasmesso il dono inestimabile della curiosità.




(NB: Si consiglia una confezione di gelato al pistacchio durante la visione. Vi aiuterà a reggere quell’insostenibile nostalgia degli anni liceali ed universitari.)

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lunedì 15 dicembre 2014

ISA MILK X WONDERLOVER | LOVE ACTUALLY

Oggi pensavo alle cose in comune con Wonderlover: il biondo, la bellezza e l’ironia. Sì, ok anche la modestia. E poi ci sarebbe la quinta: aver visto solo nel 2014 Love Actually, una delle commedie natalizie per eccellenza.
Love Actually – L’amore davvero è un film corale del 2003 scritto e diretto da Richard Curtis, il furbetto Richard che sa tutto dei nostri gusti. Non potrebbe essere diversamente visto che ha sempre ottenuto il consenso di pubblico e critica con tutti i suoi lavori: il personaggio di Mr. Bean, la sceneggiatura di Quattro matrimoni e un funerale (ottenendo anche una nomination all’Oscar nel 1995 per la migliore sceneggiatura originale), ma anche quelle de Il diario di Bridget Jones e Notting Hill. Insomma, Richard sa tutto di noi o meglio conosce la ricetta perfetta per il perfetto intrattenimento e con Love Actually ne abbiamo un’ulteriore prova.



In questa pellicola, Curtis costruisce un sistema di dieci storie, accumunate dal fatto di svolgersi contemporaneamente e di iniziare cinque settimane prima di Natale.
Hugh Grant, Colin Firth, Emma Thompson, Sienna Guillory, Liam Neeson, Alan Rickman, Bill Nighy, Keira Knightley, Martin Freeman, Andrew Lincoln, Laura Linney, Rowan Atkinson, Martine McCutcheon e Thomas Sangster sono l’essenza e i volti scelti per spiegarci il mistero dell’Amore, vera chiave di questa deliziosa commedia inglese.



Cinque settimane al Natale londinese e l’amore è ovunque, basta cercarlo. Dal nuovo Primo ministro scapolo che si innamora di Natalie, una buffa ragazza del suo staff, allo scrittore Jamie che fugge nel sud della Francia per dimenticare la donna che l’ha tradito e trova l'amore sulle sponde di un lago. Da Karen, moglie fedele che sospetta che il marito sia attratto da una collega, a Juliet, novella sposa che scambia il riserbo del migliore amico di suo marito per altro. O ancora Sam, un ingegnoso ragazzino che cerca di conquistare l'attenzione della ragazza più bella della scuola e Daniel, da poco vedovo che tenta di costruire un rapporto con il figliastro che conosce appena. C’è anche Sarah che finalmente trova il coraggio di parlare con un collega di cui è segretamente infatuata da tempo e Bill Mack, una vecchia leggenda del Rock che ha visto tutto, ma ricorda ben poco, e tenta di tornare alla ribalta senza scendere a compromessi. Dieci storie e un unico grande protagonista: l’Amore che getta tutti nel caos.

Non disperate se avete ancora questa lacuna cinematografica perché Love Actually è ormai solida realtà della programmazione televisiva, posta solo un gradino sotto Fantaghirò e Il concerto in Vaticano.
Prendete la cioccolata calda, il maglione con le renne, il plaid a quadrettoni rossi e accendete le luci dell’Albero. E pronte ad innamorarvi ancora una volta di quel perfetto scapolone di Hugh Grant.


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martedì 18 novembre 2014

Isa Milk x Wonderlover | PECCATO CHE SIA UNA CANAGLIA



E’ cosa nota il mio amore sconfinato per il Cinema del Passato. A fregarmi è la nostalgia per i tempi d’oro degli studios di Cinecittà, ma anche di Hollywood. Sì, perché se vi fermate a riflettere sono sempre meno gli Attori-Divi, mentre aumentano quelli Divinizzati grazie ad un atteggiamento da finti rocker. Dove sono i nuovi Sophia, Marcello, Marlon, Cary, Grace, Marilyn, Clark?



E’ così che la scelta cinematografica di Novembre è ricaduta inevitabilmente su un film bianco e nero del 1954: Peccato che sia è una canaglia, diretto da Alessandro Blasetti. Tratto dal racconto Il Fanatico di Alberto Moravia, il film è interpretato da Sophia Loren, Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica, la trinità cinematografica.




Paolo (Marcello Mastroianni) è un bravo ed affidabile tassista, ma la sua vita viene sconvolta dall’incontro con Lina (Sophia Loren), una bella popolana, abile nelle truffe, di cui si invaghisce. Per frequentare la ragazza, Paolo dovrà conoscere il Professor Stroppiani (Vittorio De Sica) padre di Lina.
Peccato che sia una canaglia è un esempio brillante di commedia italiana, dove il punto di forza risiede nella forte presenza scenica dei protagonisti. Non è un caso che proprio con questa pellicola è stata lanciata la coppia divistica Loren – Mastroianni, oltre ad essere il primo film di Sophia come protagonista femminile.


Il film ha un ritmo incalzante che scorre senza battute d’arresto, strizzando l’occhio alle sofisticate commedie americane degli anni  Trenta-Quaranta.
Una commedia elegante per tutta la famiglia, perfetta per il periodo prenatalizio.

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